Ave Caesar, morituri te salutant

Ai tempi dell’antica Roma era consuetudine recarsi al Colosseo per assistere agli spettacoli dei gladiatori.
I gladiatori erano reclutati fra gli schiavi, i prigionieri di guerra o persone indigenti; spinti verso questa pericolosa attività, nutrivano la speranza di divenire ricchi e famosi. Le attività che anticiparono i combattimenti tra gladiatori, attraverso celebrazioni e riti di carattere religioso e sacrificale umano, prima che nell’antica Roma apparvero nelle civiltà etrusca, greca, egizia e mesopotamica. Furono comunque gli Etruschi ad esportare questa loro usanza nel sud dell’Italia, quindi le origini romane dei combattimenti tra gladiatori vanno fatti risalire alle tradizioni etrusche. Nelle città di Ercolano, Capua, Pompei e Nocera, in virtù del benessere economico dei loro cittadini, i combattimenti tra gladiatori trovarono terreno fertile per il loro sviluppo.
A Pompei sorse una delle più importanti scuole gladiatorie (ludi).
A Roma l’imperatore Claudio gradiva gli spettacoli sanguinari, così come Augusto, che offrì un combattimento che durò otto giorni e al quale parteciparono 10.000 gladiatori. Nel Colosseo i gladiatori combattevano contro fiere o contro altri gladiatori. Alla fine di tali combattimenti, vi erano dei servi addetti alla rimozione dei cadaveri dall’arena. Essi erano dotati di uno stiletto per dare il colpo di grazia ad eventuali gladiatori moribondi.
I corpi dei gladiatori morti, venivano portati in una sala situata sotto l’arena del Colosseo.
Era fiorente il commercio di sangue di gladiatore. Si credeva, infatti, che il sangue di gladiatore procurasse forza ed energia. Era ritenuto che il sangue possedesse proprietà curative e curasse in modo particolare l’impotenza. Era espressamente prescritto di berne, per fare in modo che le sue proprietà sortissero i loro effetti benefici in modo più diretto.
Wien Skyline Apartment
Architettura: disciplina che ha come scopo l’organizzazione dello spazio in cui vive l’essere umano.
Sestrieres Olimpica

Sestrieres ha rappresentato un’estate di ricordi indelebili nella mia memoria. Fresco di liceo mi sono presentato come aiuto cuoco senza esperienza e con un solo borsone di vestiti spiegazzati.
Dolce gioventù…
Ricordo Umberto Agnelli e la sua madama che passeggiavano verso la Gargote, per mano, e il suo cappotto rosso in piena estate; di quando venivano al ristorante alle 10 di sera con Giovanni e Andrea, sempre gentilissimi; ricordo la Porsche del capo e i lasciapassare che mi dava per i locali; i turisti; i campi di golf e le palline che mancavo di colpire; Pininfarina al locale che entrava in cucina a chiedere sempre qualcosa che non era nel menù; il pic-nic con Umberto assieme a Giraudo; il club Med chiuso dove passavo i pomeriggi a guardare dal terrazzo fumando una sigaretta dietro l’altra;
Inaccessibile e impossibile

La Batteria dello Chaberton, che sovrasta il vallone delle Baisses, emerge dal colle in un pallido pomeriggio al Sestrieres.
La progettazione della fortificazione risale a fine ‘800, quando, nell’ambito della Triplice Alleanza, l’Italia perseguiva un piano di miglioramento dell’apparato di fortificazioni sul confine con la Francia. La vetta dello Chaberton fu scelta per la sua posizione strategica, per la sua inaccessibilità e per l’impossibilità di colpirla con le armi a tiro curvo dell’epoca.
Il progetto fu quello di un’opera autonoma ad azione lontana, ovvero con il fine di bombardare postazioni militari anche a notevole distanza in territorio straniero.
Scorci

Ero di passaggio a Novara ed ho deciso di curiosare per il centro storico in cerca di qualche scatto. La città mi è piaciuta moltissimo, ed ho intenzione di tornare con più calma in una giornata di sole. Ma il pezzo forte della passeggiata è stata senza dubbio la Cupola della Cattedrale di San Gaudenzio. Da fuori città la sovrasta ed è un punto fermo dello skyline. Nei vicoli del centro storico sparisce per tornare prepotentemente alla vista del passante, altissima, immensa… ad ogni angolo alzando lo sguardo in cielo.
La Bollente

Qui al centro di Acqui Terme sorge un’edicola marmorea realizzata nel 1879 dall’architetto Giovanni Cerutti dove l’acqua sgorga bollente e curativa: 560 litri al minuto a 74,5 C° di un’acqua sulfureo-salso-bromo-iodica.
Una leggenda narra che i bambini appena nati fossero portati alla fonte per esservi immersi per un attimo: se ne uscivano vivi, meritavano l’appellativo di “sgaientò”, ossia scottati.
Il borgo medievale del Valentino

Basta immergersi nel verde del Parco del Valentino, nei suoi 500.000 mq, camminare sulle rive del Po, osservare i mille colori della collina e ad un tratto ci trova proiettati nel Medioevo.
Il Borgo Medioevale è stato ideato da un gruppo di artisti e intellettuali coordinati da Alfredo D’Andrade e costruito in occasione dell’Esposizione Generale Italiana nel 1884
La forma, la struttura, le finiture e le decorazioni del Borgo sono scrupolosamente ricostruite da edifici quattrocenteschi del Piemonte e della Valle d’Aosta.
All’interno si notano le ricostruzioni delle botteghe dei vari artigiani, la fontana del melograno ed il castello del signore simile al castello di Fenis.
La visita alla Rocca rievoca l’atmosfera dell’epoca ed inoltre ore il percorso comprende anche il “Giardino delle Delizie”.
La città vecchia di Perugia
Quello che più mi è piaciuto di questa splendida città è il suo intricato labirinto di vie nelle quali è difficile orientarsi. ogni angolo raccoglie storie di personaggi e persone comuni che nei secoli hanno scritto la storia di questa città. ancora oggi, girovagando tra questi vicoli, è possibile vedere figure che compaiono e scompaiono in un attimo, di sfuggita, quasi invisibili, ma che sono l’anima pulsante di questi luoghi.
Dimmi cosa vedi
Questa è la cupola del santuario nuovo di Oropa. E’ una costruzione immensa.
Guardandola dal basso si notano curiose linee architettoniche che lasciano spazio all’immaginazione.
Io vedo tante forme in questa fotografia… questa è la particolarità, questo è il motivo per cui ho scattato…
Rione Piazza

Gli antichi scorci e le scenografiche facciate della gotica piazza Maggiore, dove il nuovo incontra il vecchio.
Rione Piazza, Mondovi.
Principi d’Acaja

Quasi nel centro del Piemonte e in bellissima posizione sorge la città di Fossano posta sopra agevole poggio. Dolcemente essa guarda al levante un delizioso teatro di sparse e ben svariate collinette e una vasta pianura. La vista si spazia per un’ampia zona di terra fino alle più remote Alpi elvetiche avendosi, alla sinistra, le nevose balze del saluzzese con il Re di Pietra Monviso e, a destra, le ubertose pendici dell’Appennino.
Sacra di San Michele

Scopro solo ora che è il monumento simbolo del Piemonte… Ho ancora tante cose da imparare sulla regione in cui vivo…
Dal colle di Superga

Fu qui che Vittorio Amedeo II osservò Torino assediata dai franco-spagnoli. Inginocchiatosi dinanzi ad un vecchio pilone, giurò che, in caso di vittoria, avrebbe edificato un monumento alla Madonna.
E così avvenne…
La bella Stupinigi

Oggi ho fatto un pò d’ordine nella mia libreria fotografica ed ho ritrovato questo vecchio scatto che voglio postare in omaggio all’apertura della palazzina dopo una lunga serie di lavori di restauro.
Spero di poter tornare presto a visitarla…
La cupola di Vicoforte

Le origini del Santuario Regina Montis Regalis sono congiunte all’accorrere di migliaia di pellegrini attorno al pilone della Vergine, a partire dal XV secolo. Il pilone, opera di un artista locale del XV secolo, fu oggetto tra il 1590 e il 1595 di un involontario episodio di sfregio, da parte di un cacciatore che intendeva raggiungere la selvaggina intravista. Turbato e addolorato per quel gesto involontario l’uomo appese l’archibugio accanto alla Vergine (l’arma è tuttora conservata in Santuario) e si fece promotore della sistemazione del Pilone. Nacque una profonda devozione popolare, tanto intensa ed immediata che nell’arco di quattro anni si pose mano alla costruzione del Santuario.
Fu anche il fascino che il Pilone esercitò su Carlo Emanuele I di Savoia a dare una svolta alle tante iniziative che iniziarono a svilupparsi intorno all’immagine sacra: il duca sabaudo incaricò l’architetto Ascanio Vitozzi di realizzare un’opera in grado di lasciare il segno, un segno grandioso, “di romana grandezza”, sul territorio. Il progetto maestoso – che celebrasse e legasse la grandezza sabauda e la devozione popolare – iniziò il 7 luglio del 1596.
Scorci del Borgo

Dopo aver scattato dall’altra sponda del Po ho deciso di avvicinarmi per qualche immagine più intima del Borgo.
Il Valentino sotto la neve

Un’inaspettata nevicata durante la notte mi ha regalato questo scatto del Borgo del Valentino.
Torri di Pollenzo

Un bellissimo paesino nel cuneese che ha attraversato anni di storia: dai romani con il suo anfiteatro, al medioevo con le sue roccaforti e il castello, il neogotico, e il barocco piemontese dei Savoia.
Splendido.
Io, Signore?

Mi reco spesso in centro a Torino per una passeggiata all’alba. La luce illumina tutti i monumenti partendo da Piazza Statuto e raggiungendo il Po. Mi piace seguire il taglio netto tra luce e ombra. Tutto ha forti contrasti.
Questa statua in Piazza Castello ha richiamato la mia attenzione, illuminata in modo particolarmente curioso.
Castel Savoia

Sono mesi che davanti al Castel Savoia ci sono ponteggi montati per il restauro della facciata. Così ho trovato un’altra angolazione tutt’altro che banale che lo rende interessante dal punto di vista della composizione immagine.
Il paesaggio innevato ha fatto il resto….
Il cielo su Torino

Erano anni che cercavo di fare questo scatto.
Sarà un pò scontato e un pò da cartolina, ma era una questione di puntiglio ormai… dovevo avere questo scatto. Tutti i precedenti tentativi erano falliti, sia per il tempo mai clemente, sia per la giusta luce del tramonto, sia per la neve sulle montagne e il cielo limpido…
Come si dice… chi l’ha dura la vince…
Staffarda

Fatiscente e abbandonata, ma sempre meta dei pellegrini…
La Venaria Reale

Sono arrivato tardi, c’era tantissima gente ed ero di corsa…
Mi sono perso una perla del torinese. Mi sono ripromesso di tornarci a scoprirla ancora, con la dovuta attenzione che si merita.


